La Ferrari 166MM/212 Export Uovo venne creata come esemplare unico ultra-aerodinamico nel 1950

Fino all’inizio degli anni Settanta, Citroën non aveva mai lavorato con designer esterni al suo Centro Stile. Poi, nel 1972, Bertone presentò una concept car realizzata sulla base della GS lanciata due anni prima.

Nel marzo 1961 a Ginevra, Jaguar presentava al pubblico la straordinaria E-type. Per celebrare quell’anniversario, Jaguar Classic realizzerà sei coppie di E-type denominate 60 Collection, utilizzando delle originali 3.8 completamente restaurate.

La Land Rover è stata la prima vera “world car” nella storia dell’automobile. L’inaspettato, grandissimo successo della Serie I aveva trovato impreparata la fabbrica di Solihull, non attrezzata alla produzione di grandi numeri. Si pensò, quindi, fin da subito a trovare una soluzione per rispondere alla domanda di Land proveniente da tutto il mondo.

Quasi un milione di persone affollò le concessionarie per la prima domenica “a porte aperte”. In pochi mesi furono raccolti più di 100.000 ordini, per un totale di 680.000 vetture vendute tra il 1997 e il 2005. Questi i numeri della 156, una delle auto di più grande successo dell’Alfa Romeo.

Le prime automobili erano letteralmente delle “carrozze senza cavalli”, prive di forme proprie. Dagli anni Trenta i carrozzieri diventano molto bravi a lavorare il metallo: battono le lastre a mano, direttamente su un originale di legno, creando autentici pezzi unici dalle linee tonde e sensuali. La produzione industriale porta alla semplificazione delle forme, perché le attrezzature di stampaggio dell’epoca non consentono la stessa raffinatezza e tridimensionalità.

“Ti consente molto. Ma è anche molto bella.” Questo ciò che pensava della Duetto un eccezionale gentleman driver come Steve McQueen, nell’estate del 1966, era stato invitato da Sports Illustrated a provare la spider italiana, insieme ad altre vetture sportive. Il modello che guidò fu una delle prime Alfa Romeo 1600 Spider arrivate negli USA, dopo il suo lancio al Salone di Ginevra qualche mese prima. In poche parole, il giudizio di McQueen riassumeva l’essenza della Duetto e l’unicità delle Alfa Romeo: piacere di guidare e pura bellezza.

Nell’Italia del dopoguerra le Alfa Romeo erano già una leggenda. Avevano dimostrato di essere le auto più veloci, sia in pista che su strada. Erano potenti e vincevano sempre, come il bene sul male. Avevano, quindi, tutte le caratteristiche tecniche e simboliche per diventare le vetture dei corpi della Polizia di Stato.

Nel 1938 l’Alfetta era un gioiello tecnologico. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale avrebbe interrotto la ricerca e lo sviluppo, ma le soluzioni tecniche che erano state prefigurate dal progetto erano talmente sofisticate da essere ancora valide dopo la fin del conflitto e, in alcuni casi, fino ai giorni nostri.

Quando la 6C 2500 carrozzata da Touring sfila sulla passerella di Cernobbio nella primavera del 1949, è chiaro a tutti chi vincerà la Coppa d’Oro. L’unicità e la classe delle sue linee sono tali che viene naturale conferirle il nome del Concorso d’Eleganza più importante del mondo.
Ma la 6C 2500 Villa d’Este non è solo bellezza stilistica. E’, nello stesso tempo, un punto di arrivo del modo artigianale di fare auto e il punto di svolta che annuncia una organizzazione produttiva più moderna.

13 aprile 1930. Sono appena passate le 5 del mattino. L’oscurità silenziosa del Lago di Garda è scossa dal rombo di un’Alfa Romeo 6C 1750 Gran Sport Spider Zagato lanciata a fari spenti a 150 km/h. Al volante c’è Tazio Nuvolari e, al suo fianco, Gian Battista Guidotti, capo collaudatore dell’Alfa Romeo al Portello.