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A metà degli anni Sessanta, Alfa Romeo decise di produrre l'erede della Giulietta Spider, l'auto che aveva conquistato gli Stati Uniti incarnando uno "stile di vita diverso". L'ambizioso obiettivo fu affidato a Pininfarina, che aveva già firmato la Giulietta Spider un decennio prima. Per la nuova vettura, Pininfarina partì dalla meccanica della Giulia Sprint GT, riducendone il passo e mantenendo non solo tutte le sue caratteristiche dinamiche, come le prestazioni, l' accelerazione e la tenuta di strada, ma anche le sospensioni anteriori indipendenti, il cambio a cinque marce, la trazione posteriore e i quattro freni a disco.
Gli interni riflettevano il tipico layout Alfa Romeo degli anni Sessanta: un volante a tre razze, due grandi strumenti davanti al guidatore, tre quadranti più piccoli al centro della plancia e una leva del cambio quasi orizzontale facilmente manovrabile. La carrozzeria bassa e slanciata, con frontale e coda arrotondati, presentava un paraurti in due parti per enfatizzare il tipico logo Alfa Romeo al centro, mentre ampie scanalature percorrevano le fiancate per modernizzarne le linee.
Grazie a un peso a vuoto di soli 990 kg, poteva raggiungere una velocità massima di 185 km/h. La gamma di motori si sviluppò nel corso degli anni attorno al quattro cilindri bialbero Alfa Romeo, disponibile in quattro cilindrate: 1600 (1.570 cc), 1750 (1.779 cc), 1300 (1.290 cc) e 2000 (1.962 cc), con alimentazione a carburatore, iniezione meccanica Spica e iniezione elettronica.
Il lancio della 1600 Spider nel 1966 avvenne in grande stile: una crociera sul transatlantico Raffaello da Genova a New York, con scalo a Cannes per il Festival del Cinema. A bordo1.300 Vip e sul ponte erano esposti tre nuovi modelli Spider, tutti disponibili per prove dinamiche.
Il successo negli USA fu immediato, tanto che l'auto venne poi utilizzata come modello di scena in centinaia di produzioni cinematografiche e televisive.
Il nome Duetto, con il quale divenne universalmente conosciuta, non fu però mai il nome ufficiale della vettura. Per trovare il nome della nuova Spider, era stato indetto un corcorso a premi in collaborazione con le concessionarie. Il vincitore fu Duetto, ma quel nome era un marchio registrato. Si decise quindi di non utilizzarlo, ma da allora è rimasto nella memoria degli appassionati. Sarebbe poi diventato il nome usato per ogni generazione dell'auto.
La prima serie (1966-1969) fu soprannominata "osso di seppia" per la sua carrozzeria ellissoidale con frontale e coda arrotondati e fiancate convesse. Fu l'ultima creazione supervisionata da Battista Pinin Farina e la più ricercata. Con la seconda serie, la più venduta, la linea fu aggiornata con un taglio netto nella parte posteriore. Nel 1983, la galleria del vento dettò nuove forme. Conosciuta come "aerodinamica", la terza serie (1983-1989) introdusse paraurti integrati e sofisticati aggiornamenti alla carrozzeria. La quarta serie (1989-1994) chiuse il cerchio, con una linea pulita ed elegante che rappresentava in qualche modo un ritorno alle origini.
La produzione avvenne in due stabilimenti: quello dell'Alfa Romeo ad Arese e quello di Pininfarina a Torino, con volumi in ciascuno adattati alle esigenze del mercato e alla disponibilità produttiva. Prodotta ininterrottamente dal 1966 al 1994, con oltre 124.000 unità vendute, ebbe la carriera più lunga di qualsiasi modello Biscione, 28 anni, e fu la più popolare al mondo.