Written by Walter Marcelli on .

I cinquanta anni della Volvo 164

Verso la fine degli anni 50 prese corpo in Volvo l’idea di realizzare un modello leggermente più grande e più esclusivo. Si era dato il via ad uno studio per realizzare una vettura più grande e più lussuosa con un motore V8 e una griglia verticale di forte impatto.

Il progetto, però, naufragò nel 1960, quando un’indagine di mercato rivelò che le auto del futuro, soprattutto negli Stati Uniti, sarebbero state quelle compatte.
Qualche anno più tardi, nel 1966, con il lancio della Serie 140 si fece strada l’ipotesi di montare un motore a sei cilindri in linea sotto la carrozzeria della nuova auto. In questo modo, Volvo sarebbe riuscita a coniugare la compattezza richiesta dal mercato con l’esclusività, realizzando finalmente l’originale idea del decennio precedente.
Jan Wilsgaard, responsabile della progettazione di Volvo, mantenne invariato il telaio della 140 e utilizzò la sezione anteriore del progetto 358 sviluppato negli anni ‘50. Lo stemma in acciaio della Casa venne posizionato in diagonale come sul primo modello Volvo del 1927, e così è rimasto fino ad oggi.
La carrozzeria della 140 venne inoltre allungata in avanti di 10 cm partendo dalla linea del parabrezza. Una variazione necessaria per ottenere lo spazio sufficiente a ospitare il nuovo motore sei cilindri in linea, il B30, un 3.0 litri che erogava una potenza di 145 CV. Un’unità che venne utilizzata in seguito per diversi fuoristrada militari, mentre Volvo Penta ne produsse una versione marina.
Allestimenti e rifiniture erano di livello notevolmente superiore a quelli della Serie 140: i sedili erano rivestiti di un tessuto molto spesso e la seduta posteriore era stata sostituita da due sedili separati al centro da un bracciolo mobile.
Lanciata nel 1968, dopo il primo anno di produzione, sulla 164, come venne chiamato il nuovo modello, vennero introdotti di serie i rivestimenti di pelle, le luci alogene supplementari integrate ed i poggiatesta. Negli Stati Uniti, il modello veniva proposto con i finestrini elettrici, il tettuccio elettrico, l’aria condizionata ed i vetri oscurati.
Nel luglio del 1969 la rivista americana “Car and Driver” pubblicò l’articolo della prova della 164; vi era anche una descrizione della tipologia di clienti che avrebbero potuto acquistarla: “Volvo punta a sottrarre acquirenti a Buick, Oldsmobile e Mercedes. I suoi nuovi clienti saranno professionisti, medici, avvocati, dentisti, persone che possono permettersi qualcosa di diverso."
Una pubblicità della 164 realizzata per il mercato nord-americano riprendeva lo stesso tema: “L’auto di lusso che dimostra che avete qualcosa di più del semplice denaro".
La Volvo 164 è stata soggetta a continue evoluzioni nel corso di tutto il suo ciclo di vita; fra queste, nel 1972, l’introduzione dell’iniezione elettronica. La carrozzeria italiana Zagato espose nel suo stand al Salone di Ginevra del 1970 la coupé sportiva 3000 GTZ, un prototipo unico che montava sotto il cofano il motore Volvo B30 ed era chiaramente ispirata alla 164 per quanto riguarda il sistema meccanico.
Nel 1974, la produzione della 164 venne trasferita a Kalmar. I metodi di produzione utilizzati presso il nuovo stabilimento Volvo erano decisamente all’avanguardia. Per lo spostamento delle scocche venivano infatti utilizzati nel processo produttivo carrelli traslatori automatici e il lavoro di assemblaggio era suddiviso fra piccole squadre di operai. Gli addetti potevano svolgere a turno i compiti di supervisione e ruotare nello svolgimento delle mansioni di produzione.
La storia della Volvo 164 riserva qualche altra curiosità. Per esempio, un solo esemplare venne sviluppato per essere utilizzato come ambulanza. La divisione Veicoli Speciali lo realizzò più alto e con il passo allungato. Nonostante non abbia avuto un seguito immediato, questo prototipo divenne il precursore delle ambulanze che sarebbero state realizzate successivamente sulla base della Volvo 265. Per sviluppare, poi, il prototipo della lussuosa Volvo 262C coupé, realizzato in Italia, la carrozzeria Coggiola si ispirò a una 164 che venne convertita in una due porte molto simile al modello che andò poi in produzione. Una delle differenze principali era rappresentata dalla sezione anteriore del prototipo, mantenuta uguale a quella della 164.
La 164 verrà prodotta sino al 1975 e tutte le vetture costruite in quell’anno vennero esportate negli Stati Uniti

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