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Le origini della Triumph affondano in Germania. Quella che sarebbe divenuta la Triumph Motor Co. venne, infatti, fondata da Siegfried Bettmann.

Nativo di Norimberga, si era stabilito a Londra dove, nel 1885, diede vita ad una società per importare biciclette, la Bettmann & Co Import Export Agency che, nel 1886, divenne la New Triumph. Tre anni più tardi l’azienda iniziò a produrre biciclette con il proprio marchio a Coventry e, per sottolineare questo passaggio, nel 1897 cambiò il suo nome in Triumph Cycle.
All’epoca Coventry era l’epicentro dell’industria della bicicletta in Gran Bretagna ed in quel periodo di veloce progresso tecnologico il passo successivo fu lo sviluppo della motocicletta.
Il primo motociclo Triumph venne prodotto nel 1902. Ma la crescita della società fu talmente rapida che, nel 1907, una ex fabbrica di tessuti in Priory Street divenne la sede del suo nuovo stabilimento. Durante la Prima Guerra Mondiale, Triumph divenne uno dei principali fornitori di motocicli del Ministero della Difesa e, prima della fine del conflitto, si affermò come il più grande costruttore di motociclette del Regno Unito. La produzione delle auto fu la naturale evoluzione grazie all’acquisizione della Dawson Car.
La prima auto Triumph fu la 10/20 progettata da Lea-Francis, la cui produzione rimase limitata a pochi esemplari fino all’arrivo della Super Seven nel 1927, che si rivelò un grande successo commerciale, rimanendo in vendita sino al 1934. Intanto, nel 1930, era nata la Triumph Motor Company.
La produzione si concentrò soltanto su modelli di fascia alta, come la Gloria e la Southern Cross, ma le sopraggiunte difficoltà finanziarie alla fine degli anni Trenta portarono alla vendita del settore produttivo delle biciclette e della motociclette; la Triumph Motor Company e la Triumph Motorcycles divennero due entità separate.
Una delle menti creative più geniale della Triumph fu Donald Healey. Entrato in azienda nel 1934 come Experimental Manager, la sua prima creazione fu la Dolomite, ispirato dalla Alfa Romeo 8C 2300. La Dolomite, non legate al prototipo di Healey, furono prodotte dal 1937 al 1940.
I buoni risultati commerciali, tuttavia, non bastarono a risolvere i problemi finanziari, tanto che nel 1939 la Triumph Motor Co. finì in amministrazione controllata. Fu rilevata dalla società di demolizioni Thos W. Ward e Healey ne venne messo a capo.
Ma i problemi persistevano. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale la produzione delle auto s’interruppe e, per aggravare ancora di più la situazione, nel 1940 le officine di Holbrook Lane vennero distrutte dai bombardamenti della Luftwaffe. Nel 1944 la Standard Motor Co. acquisì la Triumph e tutta la produzione si spostò nella fabbrica Standard di Canley.
Finita la guerra, fu lanciata una nuova gamma di modelli; il primo, nel 1946, fu la Roadster, a cui seguì la berlina Town and Country, più tardi ribattezzata Renown, e dall’altra berlina Mayflower.
All’inizio degli anni ‘50 Triumph iniziò ad affermarsi anche come marchio sportivo, tanto che fu presa la decisione di usare il nome Standard per le berline e Triumph per le vetture sportive. Nel 1953, con il lancio della TR2, iniziò l’ininterrotta serie delle TR, che sarebbe continuato sino al 1981. Il successo della Triumph portò a sostituire le berline Standard Eight e Ten con la Triumph Herald.
Questa tendenza continuò fino a quando l’ultimo modello Standard fu sostituito dalla Triumph 2000 nel 1963.Tre anni prima, nel 1960, la Standard-Triumph era stata acquisita dalla Leyland Motors, pur rimanendo operativa con lo stesso nome.
In Gran Bretagna era intanto iniziato il periodo di consolidamento del comparto automobilistico: nel 1968 la Leyland si fuse con la British Motor Holdings che, a sua volta, era nata dalla fusione della British Motor Co. e della Jaguar. Tutto questo movimento portò alla creazione della British Leyland Motor Corporation.
Triumph rimase un marchio ambizioso e per molti anni conobbe una serie continua di successi. Nel 1959 la crescita del marchio aveva portato all’apertura di un impianto a Speke, vicino Liverpool. La fabbrica era stata costruita con l’ambizioso obiettivo di produrre 100.000 vetture l’anno, un numero che, però, non sarebbe mai stato avvicinato.
Il rapporto di collaborazione stretto con il designer Giovanni Michelotti alla fine degli ’50, portò alla creazione di una serie di raffinate berline e sportive a cavallo tra gli anni ’60 e ’70: la Herald, la Spitfire, la GT6, la TR4, la 2000, la 1300, la Stag e la Dolomite.
La Herald ebbe un grande successo; ne furono prodotte oltre 500.000; era una vettura classica, con una meccanica tradizionale, ma aveva la particolarità delle sospensioni indipendenti sulle quattro ruote.


L’unica Triumph che non derivata dalla collaborazione con Michelotti fu la TR7 che venne prodotta dal 1974 al 1981 in tre differenti fabbriche: prima a Speke, poi a Canley e, infine, a Solihull. C’erano grandi aspettative per questa auto, ma la TR7 non riuscì mai a spiccare il volo come invece avevano fatto le TR che l’avevano preceduta. Fu lanciata prima negli USA all’inizio del 1975 e soltanto nel maggio 1976 nel Regno Unito e nel resto d’Europa. All’inizio del 1979 venne presentata anche una versione convertibile. Complessivamente ne furono prodotte quasi 115.000.
Intanto, si era prospettato un ambizioso piano per rivitalizzare la Triumph con il marchio DeLorean avanzato dall’azienda di Belfast, un progetto che non andò in porto per l’opposizione del governo di Margaret Thatcher.
Il canto del cigno della Triumph fu l’Acclaim. Lanciata nel 1981, in realtà non era una vera e propria Triumph, ma una Honda Ballade a cui era stato cambiato il marchio. Era il risultato di una partnership tra il costruttore giapponese e la British Leyland, e veniva costruita nell’ex impianto della Morris di Cowley, a Oxford.
La fine del marchio Triumph arrivò nel 1984 quando l’Acclaim fu sostituita dalla Rover 200, un'altra vettura Honda con un badge diverso. Il tutto faceva parte di una ristrutturazione della British Leyland che portò a consegnare ai libri della storia anche l’Austin e la Morris, lasciando il solo nome Rover. La British Leyland divenne prima Austin Rover Group e poco dopo soltanto Rover Group.
La produzione a Canley terminò nel 1980. La sua chiusura faceva parte di un piano di razionalizzazione voluto dalla British Leyland. Il personale tecnico rimase in attività sino al 1990 e poi, nel 1996, l’impianto fu demolito. Il marchio Triumph venne acquisito dalla BMW quando rilevò il gruppo Rover dalla nel 1994.
Oggi il suo nome sopravvive nella toponomastica di Coventry: Spitfire Close, Herald Avenue, Toledo Close e Dolomite Avenue. Anche se la grande fabbrica Standard-Triumph che si estendeva su un’enorme parte della città oggi non c’è più, non per questo è stata dimenticata, perché sono ancora migliaia gli appassionati del marchio nel mondo e le sue auto sono, in molti casi, divenute oggetti di culto.