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BMW è stata sempre influenzata dal design italiano. Per sottolineare la tradizione di questo scambio culturale, ha realizzato una replica della Garmisch, la show car disegnata e sviluppata 50 anni fa da Marcello Gandini.

Una storia che inizia con la fotografia sbiadita dal tempo di un’auto elegante, di color oro chiaro, parcheggiata di fronte ad un muro di pietra beige: “Vidi per la prima volta quella foto molti anni fa e da allora è rimasta sempre dentro la mia testa”, racconta Adrian van Hooydonk, capo del design del gruppo BMW. “L’auto arrivava dal passato, ma io la trovavo sorprendentemente moderna.” Una breve ricerca svelò il mistero: si trattava della BMW Garmisch, un prototipo sviluppato da Bertone come proposta di design indipendente. Era comune, allora, per gli studi di design dare prova della loro creatività e delle loro idee all’avanguardia alle grandi case automobilistiche. La Garmisch fu presentata a Ginevra nel 1970. Subito dopo, le sue tracce svanirono, lasciando soltanto pochi disegni e qualche foto nell’archivio Bertone.
Marcello Gandini, il designer della Garmisch, è stato uno dei più influenti designer automobilistici del 20° secolo. Nel corso dei suoi 15 anni come Direttore Design di Bertone ha creato alcune delle più audaci e rivoluzionarie auto: concept car come la Lancia Stratos Zero o l’Alfa Romeo Carabo, ma anche iconiche vetture come le Lamborghini Miura e Countach.
Sin dall’inizio, BMW ha sempre avuto rapporti molto stretti con i principali carrozzieri e studi di design italiani. Alla fine degli anni ‘30 la Touring aveva creato la 328 Mille Miglia, un’auto sportiva in alluminio leggero che collezionò molti successi. Durante gli anni ‘60, Giovanni Michelotti diede forma alla BMW 700 e alla più famosa 2002. Alla fine degli anni ‘70, Giugiaro disegnò l’angolare carrozzeria in fibra di carbonio della BMW M1, creando uno dei più impressionanti esempi di fusione tra ingegneria motoristica tedesca e design italiano. Ma non tutte le proposte realizzate dagli studi italiani si trasformarono in vetture di serie.
Bertone aveva stabilito un rapporto di collaborazione con Monaco con lo sviluppo della 3200CS all’inizio degli anni ‘60. Quando Gandini iniziò a lavorare con Bertone nel 1965, lo studio stava lavorando su un progetto che più tardi avrebbe influenzato la prima BMW Serie 5. Dopo aver presentato, nel 1969 a Ginevra, la concept roadster BMW 2800 Spicup, Bertone iniziò a considerare un approccio più contenuto per l’anno successivo.
“L’idea originale della Garmisch arrivò da Nuccio Bertone che, per consolidare il rapporto di collaborazione con BMW, disegnò una vettura a sorpresa per il Salone di Ginevra”, ricorda Marcello Gandini. “Volevamo creare un moderno coupè di medie dimensioni che fosse fedele al linguaggio del design della BMW, ma anche un po’ futuristico e provocatorio.”
In appena quattro mesi Gandini ed il suo team ricostruirono una 2002, cambiandone le proporzioni per rendere il look dell’auto più contemporaneo ed aggiungendo una serie di interessanti spunti stilistici.
Il profilo laterale dell’auto era molto filante e pulito, ma spiccava l’audace, verticale e quasi angolare variazione della griglia del radiatore, inserita tra i gruppi ottici squadrati. Per far risaltare ancora di più la vettura, Gandini aggiunse delle prese d’aria sui montanti posteriori ed una copertura a nido d’ape per il lunotto posteriore.
Quando il processo di produzione è così affrettato, quando le vetture per il salone sono finite soltanto la notta prima della giornata inaugurale, viene data poca considerazione agli interni. Ma nel caso della Garmisch, Gandini riuscì a conferire anche all’abitacolo il suo speciale tocco. Sulla consolle centrale fu montata un’insolita radio verticale, mentre il passeggero trovava un lussuoso e grande specchio di cortesia aprendo il cassettino porta-oggetti. Inoltre, venne scelta una combinazione di colori e di materiali alla moda.


Il nome fu accuratamente scelto per attirare sia i trend-setter, sia i manager bavaresi che sarebbero stati presenti a Ginevra: “Scegliemmo il nome Garmisch perché lo sci era molto popolare allora in Italia”, ricorda Gandini. “Evocava gli sport invernali e l’eleganza alpina. Inoltre Garmisch è molto vicina a Monaco.”
Ma se l’appeal di Garmisch-Partenkirchen come destinazione sciistica per il jet-set, a partire dagli anni ‘70, andò pia piano affievolendosi, la Garmisch e la creativa visione che c’era dietro ha resistito nel tempo.
Nell’estate del 2018, Adrian van Hooydonk ha incontrato Marcello Gandini per ottenere la sua approvazione per ricreare la Garmisch e chiedere il suo aiuto. Tornato a Monaco, convocò un team di specialisti del BMW Group Design e della BMW Classic per iniziare il processo di ricerca e produzione. Siccome i documenti originali erano in parte andati dispersi, si è dovuto rintracciare ogni dettaglio dell’auto da una piccola selezione di immagini del tempo, molte delle quali in bianco e nero. E’ stata quindi ricreata al computer in 3D e poi è stato costruito un modello a grandezza reale per definire le proporzioni ed i dettagli. Gandini ha contribuito aggiungendo i pezzi mancanti del puzzle, consentendo così di fabbricare ex-novo alcuni elementi, riprendere il colore champagne chiaro metallizzato in linea con il trend della moda italiana del tempo, i materiali degli interni e le finiture. Per finire, la Garmisch è stata carrozzata da esperti artigiani a Torino, proprio come 50 anni prima.
A marzo 2019, l’auto ultimata e perfettamente funzionante, è stata presentata ad Adrian van Hooydonk e Marcello Gandini al Museo Nazionale dell'Automobile di Torino.
La Garmisch ha fatto poi il suo debutto pubblico al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este, ed è poi entrata nella collezione del Museo BMW, aggiungendo un nuovo capitolo alla storia del marchio, rimarcando uno dei periodi più vivaci del design dell’auto, un esempio della riuscita combinazione dell’eccellenza ingegneristica con un design visionario.