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La Lynx Engineering di St. Leonard, nel Sussex, realizzò un’interessante conversione shooting brake della Jaguar XJ-S chiamata Eventer.

La Lynx aveva un’ottima reputazione per la sua competenza e la capacità meccaniche, ma anche per la costruzione di accurate repliche delle Jaguar C e D-type e nella ricostruzione e restauro di quelle originali. La sua XKSS era quasi indistinguibile da quella originale, tanto che Lynx le aveva attribuito un codice segreto affinchè non venisse spacciata per una vera Jaguar.
Il primo esemplare della Eventer fu presentato nell’agosto del 1982 proprio a Browns Lane, nel corso di uno degli “open day” della fabbrica Jaguar. Sir John Egan, l’allora chairman del giaguaro, non ne fu molto entusiasta, mentre la stampa apprezzò il design e la qualità della conversione della Lynx.
Dal 1982 al 2002 furono convertire 67 XJ-S ed un prototipo, tutte realizzate a mano. La Eventer aveva comunque uno stile molto personale ed elegante; si guidava come una normale XJ-S ed aveva un portellone posteriore che dava accesso ad un piano di carico poco profondo. Ma con i sedili posteriori completamente abbattuti la lunghezza del piano di carico arriva a quasi due metri (198 cm) anche se l’altezza, ovviamente, era piuttosto limitata. La Lynx, oltre alla conversione in shooting brake, interveniva sull’auto anche dal punto di vista del miglioramento delle prestazioni, montando sospensioni maggiorate, modificando gli interni e realizzando anche un kit per la carrozzeria. I modelli che presentavano queste modifiche erano chiamati Performer.
Al Salone di Ginevra del 1990 fu presentata una controversa versione della Eventer realizzata in collaborazione con Paolo Gucci, la cui stravaganza portò, tra l’altro, a circondare la leva del cambio con pietre preziose. Il nome Gucci, nelle intenzioni della Lynx, avrebbe dovuto aggiungere un tocco in più al design, il che faceva volare il prezzo dell’auto a 100.000 sterline per ognuna delle venti vetture speciali programmate. Purtroppo non ne fu venduta nemmeno una. L’auto esposta a Ginevra dopo qualche tempo fu spogliata dell’identità Gucci dagli avvocati dell’azienda. Aldo Gucci, l’ultimo figlio sopravvissuto del fondatore Guccio, decise d’interrompere il rapporto di collaborazione con la Lynx in quanto Paolo aveva perso il diritto di utilizzare il prestigioso nome della famiglia per firmare qualsiasi tipo di prodotto. Così come tutti gli accessori della Eventer Gucci, tra cui una borsa Burwood coordinata, due valigie, un ombrello con l’impugnatura con la testa di giaguaro, il libretto dell’auto rilegato in pelle, due penne d’argento, le chiavi sempre in argento marchiato ed i braccioli in pelle simil coccodrillo. Paolo Gucci aveva anche fatto realizzare un certificato che autenticasse il design, per timore che la vernice bi-tonale, il finto coccodrillo ed il motivo tessuto sulla moquette non fosse abbastanza.
Delle 67 Eventer prodotte, tre montavano il motore 3.6, una il 4.0 litri (la numero 64), tre il 6.0 litri sovralimentato della XJR-S e tutte le altre 60 il 5.3 V12 HE. Due furono vendute il Germania con un altro marchio e nome, Royal Motors Las Vegas; una sicuramente fu venduta, sempre in Germania, da Arden con il suo marchio, chiamata AJ3 Station. All’inizio degli anni Novanta, in Francia, da Les Ateliers Reunis, furono messe in commercio delle copie della Eventer, violando il copyright della Lynx. L’ultima Eventer fu prodotta nell’agosto del 2002; si trattava di una versione particolare, basata sulla Jaguar Sport XJR-S 6.0 litri, una serie limitata. Ad ogni modo, molte delle Eventer sono ancora in circolazione e mantengono abbastanza alto il loro valore.