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La concept RD-6, presentata al Salone di Francoforte nel 2003, fu un passaggio importante per Jaguar perché gettava le basi per le sue future auto, prefigurando la nuova direzione che stava prendendo il design della casa di Coventry con l’avvento di Ian Callum.

Callum, Direttore del Design di Jaguar, aveva guidato un piccolo team di disegnatori che avevano avuto l’opportunità di realizzare le loro idee per il futuro Jaguar ben prima che esse apparissero nelle loro forma definitiva per la produzione. Ritenevano che i richiami del classico design Jaguar della R-D6, come la griglia anteriore, fossero intrinsecamente giuste per una Jaguar completamente moderna.
La R-D6, inoltre, beneficiava dalla tecnologia Jaguar della struttura leggera, introdotta per la prima volta con la nuova XJ. Impiegando alluminio e materiali compositi per il telaio e la carrozzeria, la R-D6 pesava 1.500 kg. Ciò aveva permesso di aumentare la potenza e la coppia erogata dal motore diesel 2.7 V6 che voleva confermare, all’epoca, l’immagine di Jaguar quale forza nuova nel mondo dei motori diesel di grande cilindrata. Il V6 doppio turbo era una versione appositamente adattata del motore che farà poi il suo debutto sulla berlina S-TYPE nel 2004. Grazie alla sua potenza di 230Cv ed un’imponente coppia di 500Nm, la R-D6 era in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in meno di 6 secondi.
Lunga poco più di tre metri (4.320mm), la R-D6 era la Jaguar più piccola di sempre. La sua compattezza era stata ottenuta grazie ai parafanghi anteriori e posteriori più corti e ad una riduzione del passo (2.840mm).
Per far sì che la R-D6 fosse una vera quattro-posti, i designer rifiutarono qualsiasi compromesso riguardo la larghezza e l’altezza (2.150mm e 1.390mm), riuscendo a realizzare una coupé compatta che avesse tutta la presenza su strada di una Jaguar.
Istintivamente la griglia anteriore era l’elemento che attirava subito l’occhio, insieme alle prese d’aria integrate nel cofano ed alle finiture di alluminio che avvolgevano l’intera area dei vetri. I gruppi ottici erano una nuova interpretazione dello stile a due fari caratteristico delle Jaguar per molti anni. Già allora sia i fari anteriori che quelli posteriori sfruttavano la tecnologia dei LED. Altri dettagli, poi, anticipavano il futuro, come le maniglie delle portiere montate a filo, che ruotavano sulla estremità anteriore per attivare un attuatore elettrico che faceva aprire la porta; il doppio tubo di scarico centrale, la rifinitura in alluminio del bagagliaio o il logo sul retro della vettura.
Con la nuova XJ, Jaguar aveva già sperimentato i vantaggi dell’uso dell’alluminio su una struttura della vettura leggera. Una tecnologia che diverrà cruciale per il futuro di Jaguar. Il suo telaio d’alluminio era simile a quello della nuova XJ ed era stato costruito utilizzando le stesse tecnologie, riflettendosi positivamente sulla rigidità, la robustezza e la durata. La carrozzeria era di alluminio e materiali compositi. La R-D6 montava cerchi da 21”, con pneumatici Pirelli ultra ribassati. Guardando attraverso i cerchi, si potevano vedere i dischi e le pinze freno con il logo Jaguar R-Performance.
Il nuovo motore diesel della R-D6 avrebbe fatto il suo debutto sulla S-TYPE a metà del 2004. Il 2.7 litri V6 con doppio turbocompressore e iniezione diretta common rail ad alta pressione era tra i più avanzati motori diesel ad alte prestazioni del mondo.
Innovazioni come la testata in CGI (Compacted Graphite Iron), oltre alla maggiore resistenza e durata, pesava meno delle tradizionali unità in ghisa; ed insieme ai sistemi di gestione elettronica del motore allo stato dell’arte avevano dotato Jaguar del motore che il marchio stava aspettando per soddisfare le sempre più pressanti richieste del mercato. Certo, era uno spericolato balzo in avanti del giaguaro quello d’impiegare un sofisticato motore diesel su una coupé sportiva di lusso, accoppiato ad un cambio manuale a sei marce.
All’interno i materiali dell’abitacolo erano una miscela di classico con variazioni contemporanee e moderne, ai limiti del futuristico. Lussuoso ed ergonomico il posto di guida; la schiena era sostenuta da una colonna di pelle tesa che ricopriva tutta la struttura del sedile, avvolgendolo sino alla sua estremità, con il poggiatesta integrale. Il sedile era attraversato da condotti interni che provvedevano al riscaldamento o al raffreddamento.
“Sono i più moderni interni sportivi di lusso. Non fate caso alla pelle e al legno impiegato, ma studiate come li abbiamo utilizzati. E’ oltre il contemporaneo.” Così commentava Ian Callum il giorno del suo reveal.
Le portiere erano d’alluminio e, all’interno, due i tipi di pelle. Al centro, un pannello di radica di noce americana che andava dalla parte anteriore a quella posteriore dell’abitacolo. I controlli per i movimenti motorizzati del sedile erano integrati all’interno del bracciolo. Aprendo la portiera era visibile una cornice di alluminio modellata, che integrava una soglia in pelle con il marchio Jaguar.
Dove terminava il tunnel della trasmissione, la pelle era intarsiata e la cornice della leva del cambio di alluminio era alloggiata in un emisfero a cupola, sempre d’alluminio, al posto della tradizionale guaina protettiva morbida.
Il pannello strumenti era incassato nell’alluminio. Il contagiri era in posizione centrale, con il contachilometri più piccolo a destra. A sinistra, gli indicatori del carburante e della temperatura oltre ad altre spie di segnalazione.
Un ampio interruttore “a fascia” di alluminio pieno, sormontato da un pannello strumenti più basso ricoperto di pelle, riempiva tutto il cruscotto. Era interrotto nel centro dalla copertura per lo schermo del navigatore e del sistema di infotaintment, che si rivelava quando la copertura ruotava indietro nel pannello strumenti. Il touch-screen era dotato della tecnologia Shutter LCD che permetteva ai passeggeri di guardare un DVD, mentre il guidatore vedeva soltanto le principali funzioni di guida, del navigatore o del climatizzatore. La copertura del cruscotto, di pelle nera, era disegnata per dare l’impressione di essere una struttura “fluttuante”.
L’abitacolo posteriore aveva lo stesso stile e comfort dell’anteriore. Si accedeva ai due sedili posteriori singoli attraverso portiere incernierate posteriormente. Qualora i sedili posteriori non fossero stati occupati, l’intero blocco poteva scivolare avanti fino al blocco dei sedili anteriori per raddoppiare il volume del bagagliaio.
Il portello posteriore era incernierato lateralmente, simile a quello della E-type Coupé, pratico ma stilisticamente bello.
Per dare vita a questo rivoluzionario giaguaro, sulla sommità della leva del cambio, molto simile alla sicura di una pistola o alla parte superiore di un joystick di un aereo da caccia, un bottone color argento. Premuto quello, il nuovo motore V6 diesel e la R-D6 erano pronti ad aprire la strada al futuro di Jaguar.