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Quando la E-type uscì di produzione, nacque da subito per Jaguar la necessità di trovare un modello che potesse seguire le orme di quella che era stata, e lo è tutt’oggi, una delle automobili più belle di sempre.

Un’impresa ardua ed un progetto, quello della F-Type, che sarebbe arrivato a compimento, senza tuttavia replicare il successo dell’iconica E-type, soltanto 36 anni dopo, passando attraverso vari tentativi, alcuni trasformatisi in nuovi modelli, altri rimasti pure e semplici concept car. E tra queste la XJ Spider di Pininfarina.
L’auto che, per prima, fu lanciata per ripercorrere la strada della E-type fu la XJ-S che venne presentata nello stesso 1975. Molte le critiche per il suo stile, ma anche per la decisione di utilizzare un motore V12 nel bel mezzo della crisi petrolifera. Tre anni dopo il lancio della tanto bistrattata XJ-S, Pininfarina volle creare una sua interpretazione dell’auto che avrebbe dovuto prendere il posto della E-type. La richiesta fu accolta da Jaguar che gli fornì uno degli esemplari utilizzati per lo sviluppo della XJ-S
Con le fondamenta dell’auto già disponibili, il trio di designer Leonardo Fioravanti, Sergio Pininfarina e Renzo Carli si dedicò a progettare la nuova carrozzeria. Tornarono al frontale ovale della E-type e lasciarono le linee sobrie della XJ-S in favore delle curve più morbide dell'originale. I tre, poi, dotarono l’auto di un ampio bagagliaio per esaltare le sue potenzialità da granturismo, e portò ad un profilo laterale che ricordava la Corvette, forse intenzionalmente per conquistare il mercato americano.
Il motore 5.3 litri V12 della XJ-S erogava 284Cv ed era accoppiato ad un cambio 5 marce. Nonostante condividesse lo stesso telaio, la XJ Spider Pininfarina era più corta, più larga e con un assetto più basso della XJ-S, il che le conferiva un aspetto molto più sportivo. Venne adottato un tetto apribile, anticipando la versione Cabrio della XJ-S che sarebbe stata presentata soltanto cinque anni più tardi, e gruppi ottici anteriori a scomparsa, oltre ad alcuni interessanti strumentazioni all’interno.
La XJ Spider fece il suo debutto al Salone di Birmingham del 1978. La reazione positiva della stampa e del pubblico spinse Jaguar a sviluppare una serie di prototipi che diventarono i progetti in codice XJ41 (coupé/cabrio) e XJ42 (convertibile). Queste auto sperimentali fecero propri alcuni spunti stilistici della concept di Pininfarina; fu risolta anche la parte posteriore troppo simile alla Corvette e furono sostituiti i fari quadrati a scomparsa con quelli ovali, soluzione poi adottata sulla XJ220. Il nuovo modello avrebbe dovuto chiamarsi F-Type ed inserirsi nella gamma Jaguar tra la XJ40 e la XJ-S.
Il progetto F-Type iniziò nel 1980, ma a causa della crisi e del mercato, quando nel 1987 Ford acquistò Jaguar constatò che quel progetto non era stato ancora completato. Così il progetto fu messo da parte, anche se il suo processo di sviluppo non andò perso del tutto. Ford, avendo acquisito anche l’Aston Martin, per tagliare i costi aveva bisogno di sfruttare le tecnologie esistenti, per mettere a punto la nuova DB7 andò a rovistare nel magazzino di Browns Lane. Infatti, alcune delle soluzioni studiate per i progetti XJ41 e 42 furono adottate sulla nuova Aston Martin.
Probabilmente con uno stile un po’ troppo americano per essere una Jaguar, la XJ Spider è stata la concept che più delle altre ha ispirato un’auto che fosse veramente l’erede della E-type. Ian Callum, sin dal suo insediamento come Design Director, riprese il progetto F-Type per portarlo a termine. Una concept F-Type roadster venne presentata all’inizio degli anni Duemila, disegnata da Keith Halfeth, lo stesso della XJ220. Ma rimase anch’essa nei cassetti di Jaguar. Nel 2013, finalmente, la F-Type è divenuta un’auto di produzione di serie, che non può essere però considerata, neanche alla lontana, l’erede della E-type che, come giusto che sia, rimane unica, irripetibile, un’icone del suo tempo e della storia dell’automobilismo.