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Al bando di gara indetto nel 1950 dall’Esercito Italiano per la fornitura di un nuovo veicolo multifunzione, quattro ruote motrici, da utilizzare per impieghi speciali sul modello della Jeep Willys o della Land Rover Series I, parteciparono sia Fiat che Alfa Romeo. 

 

Si trattava di un progetto completamente nuovo per entrambi i marchi e, in generale, mai sviluppato prima dall’industria automobilistica italiana.
I due modelli che furono portati all’esame da parte dei vertici militari, avevano entrambi la stessa denominazione, A.R. 51”, dove le due lettere stavano per Automezzo da Ricognizione. La scelta cadde sul veicolo presentato da Fiat, il cui progetto era stato guidato da Dante Giacosa, soprattutto per la praticità di gestione e la facilità nelle riparazioni.
Verso la fine del 1951, Fiat prese la decisione di tentare di battere il record di velocità della traversata dell’Africa, da Città del Capo ad Algeri, proprio on una Campagnola A.R. 51.
Pilota e organizzatore dell’impresa fu scelto Paolo Butti, che aveva maturato una grande esperienza nei rally africani. Venne affiancato da Domenico Rocca, un collaudatore della Fiat che conosceva benissimo la Campagnola, avendone curato la massa a punto in fase di sviluppo.
Prima di raggiungere Città del Capo per poi ripartire per il tentativo di record alla volta di Algeri, Butti e Rocca furono costretti a compiere lo stesso percorso, da nord a sud, per studiare le tappe ed organizzare i punti di rifornimento per il raid vero e proprio. Insomma, una doppia fatica per la quale vennero utilizzate due Campagnola con le stesse, identiche specifiche. Quella da utilizzare per stabilire il record di velocità venne spedito direttamente a Città del Capo da Torino
Il 21 gennaio 1952 l’equipaggio, a cui s’era aggiunto l’operatore Aldo Pennelli, lasciò Città del Capo alla volta di Algeri, dove arrivò il 1° febbraio, impiegando 11 giorni, 4 ore e 54 minuti, un record che resiste ancora oggi a distanza di 65 anni.