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Alfa Romeo Spider Duetto
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A metà degli anni Sessanta, Alfa Romeo decise di produrre l'erede della Giulietta Spider, l'auto che aveva conquistato gli Stati Uniti

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Jaguar XJ, i 50 anni di una dinastia leggendaria. Prima parte.

Dalla presentazione del primo esemplare, avvenuta nel settembre del 1968 a Parigi, sino ad oggi, Jaguar ha realizzato otto generazioni della Serie XJ, prodotte in oltre un milione di unità, pressappoco la metà di tutte le vetture Jaguar vendute nel mondo. 

La storia di come la XJ nacque e di come la sua gamma si sia sviluppata nel corso degli anni è parte della leggenda della casa di Coventry e fornisce un’affascinante prospettiva di come il marchio sia rimasto fedele ai suoi ideali per 50 anni, sempre attento alle richieste di adattarsi ai cambiamenti, ma anche all’avanguardia nel design e nella meccanica.
La gamma XJ, inoltre, rappresenta il collegamento diretto con Sir Williams Lyons, il fondatore di Jaguar. La prima XJ, infatti, fu il frutto della sua ispirazione, della sua visione del futuro Jaguar come poteva immaginarlo alla fine degli anni ‘60.
La migliore dimostrazione delle validità del progetto XJ6 è il fatto sostituì tutta la gamma delle berline Jaguar di allora che comprendeva la Mark II, la S-Type, la 420 e la Mark X o 420G, sebbene quest’ultima, una vera e propria limousine, continuasse a rimanere come modello esclusivo ancora per un po’ di tempo. Una gamma molto ampia, quindi, che copriva ogni nicchia del segmento premium. Ma la produzione di così tanti modelli per numeri relativamente piccoli era un vero rompicapo. Complessivamente si trattava di sette versioni Jaguar e due Daimler, che montavano quattro differenti versioni del motore XK 6 cilindri e il Daimler V8.
Si fece così strada l’idea di sostituire tutti questi modelli con una singola gamma, con al massimo due motorizzazioni e disponibile sia nella versione Jaguar che in quella Daimler. Le dimensioni e gli allestimenti della nuova auto caddero sulla S-type e la 420, che erano considerate l’ideale grandezza per un futuro modello Jaguar con un appeal internazionale.
La XJ6 è stata l’ultima vettura disegnata da Sir William Lyons e fu la dimostrazione che egli non aveva perso il suo tocco magico. Orgoglioso della sua creatura, lo stesso Sir William appariva nella pubblicità dell’auto che, secondo lui, era la berlina più bella e raffinata che Jaguar avesse mai costruito. L’intrinseca giustezza del design della vettura fu dimostrata dal fatto che divenne la più longeva creazione di Lyons, con oltre 400.000 esemplari venduti in 24 anni.
Nata come Project XJ4 (dove X stava per eXperimental Jaguar), la futura XJ, nei piani di Jaguar, avrebbe dovuto sostituire la E-type e sarebbe dovuta essere una granturismo 4 posti destinata principalmente al mercato USA, importantissimo per Jaguar.
Inizialmente, lo stile della carrozzeria, come prefigurato da William Lyons, si avvicinava molto alla E-type, con due porte. Durante lo sviluppo del progetto, l’attenzione si concentrò invece su una nuova berlina. Furono aggiunte due porte, il frontale ed il posteriore vennero accorciati dando vita al tipico aspetto della XJ. Il frontale fu modellato sulla Mark X e la 420, con una griglia anteriore più larga e più bassa, inizialmente criticata per il suo incrocio di barre orizzontali e verticali, ed i quattro fari. Gli interni erano tipicamente Jaguar: pelle, legno e un’ampia e completa strumentazione. La nuova XJ fu considerata così unica e riconoscibile che i primi esemplari non portavano il badge Jaguar.
La vettura fu sviluppata sotto la direzione di Bob Knight, già responsabile della progettazione delle sospensioni indipendenti Jaguar che, in parte modificate, furono montate sulla nuova berlina. Grazie ai sotto-telai per le sospensioni anteriori e posteriori e l’uso di supporti di gomma anche per il motore, la XJ fissò nuovi parametri per la riduzione della rumorosità sulle auto di lusso per gli anni a venire. Inoltre, per la prima volta su una berlina Jaguar fu adottato il servosterzo, con i freni a disco sulle quattro ruote. Dunlop, poi, aveva sviluppato appositamente per la XJ un nuovo pneumatico radiale ribassato. Infine, l’introduzione di una nuova tecnica di costruzione unitaria della scocca apportò importanti economie di scala, consentendo a Jaguar di mantenere il suo straordinario rapporto qualità-prezzo.
Le prime XJ montavano il motore XK 4.2 litri con due carburatori. La maggiore tassazione che in Europa colpiva le auto di grossa cilindrata portò all’adozione di una versione 2.8 litri. Il cambio manuale poteva essere fornito con l’overdrive, ma era disponibile a richiesta anche il cambio automatico. La 4.2 con il cambio manuale raggiungeva una velocità massima di 200 km/h ed accelerava da 0 a 100 in appena 9 secondi. Lyons avrebbe voluto che sulla nuova auto fosse montato da subito anche il nuovo motore V12 che era stato sviluppato dal team compost da Wally Hassan, Claude Bailly e Harry Mundy.
Il lancio della XJ6 (dove 6 stava per il numero dei cilindri del motore) avvenne il 26 settembre 1968. L’auto ricevette un’accoglienza entusiastica. Lo stile, la sportività, le prestazioni ed il comfort che caratterizzava tutte le Jaguar, erano esaltate dall’avanzata tecnologia della XJ6. Il prezzo era ragionevolmente basso e le liste di attesa divennero, da subito, incredibilmente lunghe, sia in Gran Bretagna che in Europa. La versione base della 2.8 costava appena 1.800 sterline e con altre 100 in più si potevano avere gli interni in pelle. Il prezzo della 4.2 automatica, invece, era di 2.400 sterline. Sin da subito Jaguar incontrò notevoli difficoltà per produrre un numero sufficiente di vetture per soddisfare le richieste del mercato. Accadde così che auto seminuove di seconda mano cambiavano proprietà ad un prezzo superiore a quello di listino.
Superata questa prima fase, a Coventry si tornò a concentrarsi sui nuovi modelli. Nel 1969 Jaguar utilizzò l’acquisito marchio Daimler per realizzare un modello più esclusivo e lussuoso, al top della gamma XJ, denominato Daimler Sovereign. Ad un costo leggermente superiore a quello di un modello Jaguar, le Daimler avevano la classica griglia scanalata a barre verticali, interni molto più lussuosi e l’overdrive di serie sulle versioni con il cambio manuale
Nell’aprile del 1971 il nuovo, magnifico motore 5.3 litri V12 aveva fatto il suo debutto sulla E-type Series 3; a luglio del 1972 Jaguar presentò la XJ equipaggiata con il motore che da sempre era stato pensato per quell’auto, abbinato a un cambio automatico a tre rapporti. Grazie a questo motore la XJ6 divenne la quattro-posti di produzione di serie più veloce del mondo, capace di toccare i 240 km/h. Sia la XJ V12 che la Daimler Double Six (che riprendeva il nome di un modello degli anni Trenta) furono le prime Jaguar ad avere l’aria condizionata di serie. Negli anni Settanta le XJ12 e la Daimler Double Six erano le uniche due berline con il motore V12 ad essere disponibili sui mercati di tutto il mondo, e Jaguar era l’unica casa costruttrice a produrre quel tipo di motori su larga scala.
Una delle poche critiche mosse alla XJ era quella del poco spazio a disposizione per i passeggeri posteriori. Così, a settembre del 1972, fu lanciato il modello LWB (Long Wheel Base) o “passo lungo”. Nell’aprile 1973, poi, fu presentata la XJ-C due porte. Basata su uno chassis con un passo più corto. Una serie di inconvenienti avevano ritardato di due anni l’inizio della sua produzione, ma il suo elegante design ripagò quell’attesa. La sua costruzione senza montanti la rendeva leggera ed ariosa, e, da subito, divenne la più bella di tutte le XJ, rimanendo in produzione sino al 1977.
Tra il 1968 ed il 1973, anno in cui fu sostituita dalla Series II, complessivamente vennero vendute, in tutto il mondo, 98.527 tra XJ6, XJ12 e Daimler.